Legambiente e la Protesta dei Trattori: Facciamo un pò di chiarezza

Nel culmine della protesta dei trattori, con il presidio programmato nel cuore della Capitale, Legambiente ha scelto di rispondere all’ala rigida degli agricoltori smontando alcune delle principali notizie false diffuse in queste settimane e che definisce “Autentiche bufale che ricordano solo una campagna elettorale, attacchi ingiustificati al green deal europeo e all’ambiente, mentre ciò di cui abbiamo bisogno è una forte alleanza tra il mondo agricolo e ambientale”.

Quattro sono le notizie false sotto accusa e al centro dello speciale Unfakenews di Legambiente, la campagna ideata nel 2020 dal Cigno Verde insieme a Nuova Ecologia per contrastare le bufale ambientali.

Il Green Deal, risultato di un ambientalismo radicale, danneggia produttori e consumatori

Falso. Il Green Deal è un programma ambientale progettato e creato allo scopo di facilitare i percorsi di decarbonizzazione ed è uno strumento indispensabile per contrastare gli effetti sempre più gravi dei cambiamenti climatici da cui derivano, tra le altre cose, danni significativi alle produzioni agricole.

Dal Green Deal dipende il futuro dell’agricoltura e non la sua fine. Mettere in discussione le strategie europee Da azienda a forchetta e Biodiversità 2030 – fondamentali del Green Deal – significherebbe mettere a rischio la sopravvivenza dell’intero settore agricolo e il futuro del Pianeta.

La grave situazione economica delle aziende agricole (specialmente di medie e piccole dimensioni) è legata a una politica comunitaria del passato che, per decenni, ha destinato l’80% delle risorse solo al 20% delle aziende, favorendo le grandi e il metodo intensivo.

L’unica soluzione per salvare l’agricoltura è liberarla dalla dipendenza chimica e puntare sulla riduzione degli input negativi idrici ed energetici. Attaccare il Green Deal significa prendersela con l’unica alternativa possibile per sopravvivere.

L’utilizzo dei fitofarmaci è essenziale per salvare l’agricoltura

Falso. L’utilizzo di sostanze chimiche, non solo non garantisce una maggiore resa agricola o la protezione delle colture, ma è dannoso per la salute umana. I fitofarmaci, oltre a inquinare acqua, aria, suolo e cibo, generano resistenze nelle popolazioni di insetti, portando alla necessità di trattamenti sempre più frequenti ed efficaci.

A ciò si aggiungono gli squilibri legati al rapporto preda-predatore e la conseguente proliferazione di una specie sugli altri. Un ragionamento valido non solo per i pesticidi ma anche per gli antibiotici. Il loro crescente utilizzo negli allevamenti ha causato, ad esempio, lo sviluppo di una pericolosa resistenza agli antibiotici.

Misure come il rinnovo per dieci anni dell’uso del Glifosato vanno esattamente contro la direzione necessaria per salvare il settore agricolo. Il guadagno di oggi si traduce in perdite per il futuro.

L’Europa impone di non coltivare il 4% dei terreni per sfruttare il lavoro degli agricoltori

Falso. La deroga al vincolo di non coltivazione del 4% dei terreni destinati a seminativo potrebbe trascinare gli agricoltori nel baratro.

La misura mira a favorire la difesa dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, l’aumento della fertilità dei suoli e la protezione della biodiversità attraverso aree incolte, siepi, boschetti, stagni e servizi ecosistemici.

L’apporto di insetti utili – come le api – è cruciale per raggiungere un equilibrio sano tra produttività e ambiente. La grave rarefazione degli insetti impollinatori – fondamentali per garantire la biodiversità agricola e naturale – è estremamente preoccupante.

Il rapporto Ipbes-Ipcc chiarisce che il 70% dei suoli europei contiene meno del 2% di sostanza organica. Dati preoccupanti che indicano la necessità di ripristinare la fertilità dei suoli per continuare a coltivare.

L’Europa intende sostituire i cibi tradizionali con quelli sintetici

Falso. Smentiamo il malinteso: la carne coltivata non è ancora disponibile in Europa e, di conseguenza, in Italia. Tuttavia, è importante chiarire che, anche se disponibile, non potrebbe sostituire la carne prodotta dall’allevamento tradizionale, ma solo aggiungere una nuova opzione per i consumatori.

Inoltre, l’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha ricevuto finora richieste di autorizzazione per quanto riguarda la carne coltivata. La ricerca in questo settore è fortemente sostenuta dalle grandi aziende multinazionali della carne, evidentemente interessate a espandere il loro business verso nuove filiere produttive e segmenti di mercato, anziché a ridurre i consumi di carne. Il dibattito sui cibi sintetici è solo un diversivo usato per distrarre dall’esigenza di cambiare il modello attuale di allevamento zootecnico intensivo e industriale.

Il benessere animale, la sostenibilità ambientale, la riduzione dell’impatto negativo su acqua, aria e suolo sono gli obiettivi da perseguire rapidamente. È anche necessario lavorare sul fronte culturale per ridurre il consumo di carne, un’azione vantaggiosa per l’ambiente e la salute, e promuovere l’agroecologia con prodotti italiani di alta qualità. Solo così si potranno preservare gli ecosistemi, ridurre le emissioni, offrire prodotti più sani e garantire una maggiore competitività agli operatori del settore.

Il leader nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, mette in luce che “Le proposte dei trattori di queste settimane che raggiungeranno il culmine oggi a Roma ci mostrano il grande disagio e la profonda crisi che affliggono l’agricoltura, principalmente legati agli impatti della crisi climatica, ai costi elevati di produzione e alla concorrenza sleale.

“Tuttavia, è incomprensibile accusare il Green Deal di voler affondare il settore agricolo, considerando che lo stesso governo, in mancanza di una rapida transizione ecologica, prevede nel piano di adattamento climatico perdite annuali per il settore agricolo stimabili intorno ai 12,5 miliardi di euro entro il 2050. Rischiamo solo di far circolare molte false notizie, mentre le vere cause dei problemi agricoli sono altre spiega Ciafani.

Il Governo Meloni dovrebbe evitare di alimentare la confusione e dimostrare maggiore capacità di intervento, poiché il solo taglio dell’Iperf per i redditi più bassi non è sufficiente. Sono necessarie anche misure concrete a sostegno della transizione ecologica in agricoltura, come semplificare la burocrazia, garantire assistenza tecnica e politiche per il reddito, promuovere l’agroecologia, premiare coloro che investono nei servizi ecosistemici, lo sviluppo delle energie rinnovabili e approvare l’inserimento dei reati legati alle agromafie nel codice penale per contrastare l’illegalità e la concorrenza sleale nel settore”, conclude Ciafani.

Angelo Gentili, capo nazionale dell’agricoltura di Legambiente: “Oggi più che mai, il settore agricolo deve puntare sulla sostenibilità ambientale e sull’agroecologia se vuole guardare al futuro e rispondere alla crisi climatica che, con eventi estremi, sta danneggiando pesantemente la produzione agricola.

Il problema reale non è il Green Deal, ma la mancanza di reddito e la Politica Agricola Comune che per decenni ha distribuito finanziamenti in modo indiscriminato per ettaro, privilegiando le grandi aziende a discapito dei piccoli e medi agricoltori; infatti, l’80% delle risorse è andato al 20% delle aziende. Ci sono già molte realtà virtuose che stanno seguendo la direzione giusta e che dimostrano che è possibile trovare soluzioni, l’importante è non abbandonarle e ricordare che l’alleanza tra mondo agricolo e ambientale è la chiave del successo. Per questo chiediamo e auspichiamo che questo tema venga inserito anche nell’agenda del tavolo tecnico che gli agricoltori hanno richiesto al governo, con la presenza anche delle associazioni ambientaliste”, conclude Gentili.

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