Cicloni nel Mediterraneo in forte aumento: come prevederli con lo studio dei microsismi

Scenari apocalittici che evocavano immagini da film sugli uragani a Miami. L’ultimo “Medicane” che ha causato danni significativi ha colpito nel 2021 la Sicilia ionica e parti della Calabria.

Il “medicane” rappresenta un fenomeno meteorologico estremo, coniugando i termini “Mediterranean” e “Hurricane”: nel cuore dell’uragano mediterraneo due anni fa, si sono verificati giorni di distruzione, con piogge torrenziali, smottamenti e venti così forti da sradicare alberi.

Negli ultimi anni, il Mediterraneo ha registrato un aumento dei “Medicanes”, uragani di piccola scala che possono causare gravi danni lungo le coste esposte. Tuttavia, la scienza potrebbe offrire una strada per la previsione di tali eventi attraverso lo studio dei microsismi.

I “Medicanes”, una fusione tra il Mar Mediterraneo e gli uragani, sono eventi meteorologici estremi che hanno attirato sempre più attenzione a causa della loro crescente incidenza. La loro natura complessa e le dimensioni ridotte rispetto ai classici uragani li rendono un fenomeno unico e difficile da prevedere.

Uno studio recente ha evidenziato che l’analisi dei microsismi, vibrazioni della crosta terrestre causate da onde oceaniche, potrebbe fornire importanti indizi sulla formazione e sull’intensità dei “Medicanes”. Questa ricerca, condotta da esperti del settore e pubblicata su riviste scientifiche di alto livello, apre nuove prospettive nel campo della previsione meteorologica nel Mediterraneo.

L’utilizzo di strumenti avanzati, inclusi dispositivi sismologici e tecnologie hi-tech, consente agli scienziati di monitorare da vicino le variazioni nei microsismi e di identificare i pattern associati alla formazione dei “Medicanes”. Questo approccio innovativo potrebbe rappresentare una svolta nella comprensione e nella previsione di tali eventi estremi.

Tuttavia, nonostante i progressi nella ricerca, resta ancora molto da fare per affinare le tecniche di previsione e comprendere appieno la complessità dei “Medicanes”. La collaborazione tra scienziati, istituzioni e enti governativi è essenziale per sviluppare sistemi di allerta precoce e strategie di gestione del rischio in grado di proteggere le comunità costiere dall’impatto devastante di questi uragani mediterranei.

La recente storia sottolinea l’importanza di studiare i “Medicane”.

Una nuova ricerca, appena divulgata sulla rinomata rivista “Science of the Total Environment”, rivela i segreti naturali di questi fenomeni in aumento a causa dei cambiamenti climatici.

Il dossier intitolato “Analisi a lungo termine dei microseismi durante eventi meteorologici estremi: Medicanes and common storms in the Mediterranean Sea” suggerisce che, se non possiamo impedirne la formazione, possiamo intervenire significativamente nel campo della protezione civile.

Un tema di grande rilevanza e importanza scientifica, naturalistica e sociale, data la crescente incidenza di tali eventi nel Mediterraneo orientale, soprattutto nella zona ionica della Sicilia. Un’analisi dei fenomeni meteorologici e marini che si avvale anche delle tecnologie sismologiche e di altre soluzioni hi-tech.

Il “Medicane” (derivato da MediTerranean hurriCane) è un sistema di bassa pressione che assume le caratteristiche di un ciclone tropicale su scala ridotta. Pur condividendo alcune similitudini con quest’ultimo, come piogge intense, venti e mareggiate, la sua durata e intensità sono limitate dalla dimensione ridotta del Mar Mediterraneo.

Nonostante ciò, è in grado di causare danni significativi lungo le coste esposte, rappresentando un alto rischio data l’elevata densità abitativa e la presenza di infrastrutture produttive. Le “tempeste stagionali comuni” rappresentano, invece, le perturbazioni classiche della stagione, come ad esempio le perturbazioni atlantiche, che possono portare a forti piogge, venti intensi e conseguenti mareggiate.

Durante tali eventi meteorologici, i venti forti intensificano il moto ondoso, con onde che possono superare i 3,5 metri di altezza.

Forte moto ondoso, come vibrazioni sismiche

Il nucleo di questa ricerca scientifica rivoluzionaria è che “le onde marine sono in grado di trasferire energia alla crosta terrestre sotto forma di deboli vibrazioni sismiche, rilevabili dalle normali stazioni sismiche”.

I segnali sismici generati dall’impatto delle onde sulla costa o dalle variazioni di pressione sono noti come ‘microseismi’ e “rappresentano un fenomeno diffuso sulla Terra, caratterizzato da bassissime ampiezze”, spiega Andrea Cannata, docente presso l’Università di Catania.

“Attraverso l’analisi e l’integrazione dei segnali rilevati da 104 stazioni sismiche installate lungo le coste italiane, maltesi, greche e francesi, dei dati sulle altezze delle onde marittime raccolti dalle boe ondametriche e dei dati sullo stato del mare dalle mappe di previsione (generate da modelli numerici e validate tramite osservazioni), è emerso che i microseismi contengono informazioni preziose per monitorare l’evoluzione temporale e spaziale dei fenomeni meteorologici marini estremi”, prosegue il professore dell’università catanese.

I dati per prevederne l’arrivo

Cannata spiega ulteriormente: “Durante i giorni in cui si sono intensificati gli eventi analizzati, le stazioni sismiche posizionate nelle aree interessate dai fenomeni meteorologici hanno mostrato un graduale aumento nell’energia delle onde sismiche. Inoltre, utilizzando due diversi metodi di localizzazione basati sui segnali sismici, è stato possibile individuare e seguire gli spostamenti dei Medicanes”.

Le analisi condotte hanno consentito di identificare la “firma sismica” e la “magnitudo sismica” dei Medicanes e delle tempeste stagionali comuni. “I Medicanes presentano una gamma di frequenza compresa tra 0,18 Hz e 0,35 Hz, mentre le tempeste comuni sono caratterizzate da frequenze più elevate, comprese tra 0,3 Hz e 0,7 Hz”, specifica il ricercatore Alfio Marco Borzì.

“Inoltre, i diversi valori di ‘magnitudo sismica’, variabili in base all’area marittima interessata da onde con altezze superiori a tre metri, differenziano i due tipi di fenomeni meteorologici”, aggiunge Borzì.

“Poiché i sismometri sono stati tra i primi strumenti geofisici ad essere installati e ora siamo in grado di distinguere sismicamente Medicanes e tempeste comuni, lo studio dei microseismi potrebbe aiutare a tracciare eventuali cambiamenti nell’intensità e/o nella frequenza di questi fenomeni, causati dal riscaldamento globale”. Ricerche che aprono nuove prospettive scientifiche.

Edifici distrutti e molte vittime

Durante il Medicane che ha colpito la Sicilia nel 2021, numerose abitazioni sono state danneggiate e molte persone hanno perso la vita nella provincia di Catania.

Molte persone sono state travolte dall’acqua in modo devastante. Il centro storico della città etnea, incluso il celebre piazza Duomo con il simbolo dell’Elefante (l’U Liotru), è stato sommerso dall’acqua proveniente dalle principali strade della città barocca.

La popolazione è rimasta intrappolata nelle proprie case. Tuttavia, non è stato l’unico episodio.

“Tra novembre 2011 e febbraio 2023, almeno 9 Medicanes e numerose tempeste stagionali comuni hanno colpito il Mar Mediterraneo e le sue coste”, spiega Vittorio Minio, dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le immagini della NASA mostrano 8 eventi di varia intensità, ciascuno con un nome assegnato. L’ultimo, nel febbraio 2023, è stato Helios, un Medicane di bassa intensità con epicentro a sud della Sicilia.

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