Radon, cos’e e perché è una minaccia diretta alla tua salute

Il radon, un gas radioattivo naturale generato durante il decadimento di metalli come l’uranio o il radio all’interno delle rocce e del suolo, costituisce una fonte ben nota di tumori polmonari (seconda soltanto al fumo).

Ha la capacità di infiltrarsi negli edifici attraverso le crepe presenti nelle pareti e nei pavimenti nei seminterrati e negli spazi intorno ai condotti: è privo di colore, sapore e odore, e la sua presenza può essere individuata solo tramite test specifici.

Aumenta il rischio di sviluppare cancro ai polmoni

Quando si respira l’aria contenente radon, le particelle radioattive possono depositarsi nei polmoni. L’esposizione prolungata al radon aumenta il rischio di sviluppare il cancro ai polmoni, in particolare nelle persone che fumano. Il radon è considerato la seconda causa principale di cancro ai polmoni dopo il fumo di tabacco e la principale causa di cancro ai polmoni tra i non fumatori.

La radiazione emessa dal radon può danneggiare le cellule polmonari, causando mutazioni nel DNA che possono portare alla formazione di tumori. I sintomi dell’esposizione al radon non sono immediatamente evidenti, ma l’esposizione prolungata nel tempo aumenta il rischio di sviluppare il cancro ai polmoni.

Per ridurre l’esposizione al radon, è importante testare regolarmente i livelli di radon all’interno degli edifici e adottare misure di mitigazione se i livelli risultano essere elevati. Queste misure possono includere la ventilazione dei locali, la sigillatura delle fessure e l’installazione di sistemi di sfiato del radon.

Tuttavia, il rischio associato a questo gas non si limita al cancro polmonare. Due ricerche pubblicate su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, hanno evidenziato che l’esposizione a livelli medi o elevati di questo inquinante è correlata anche a un aumento del rischio di ictus e di altre condizioni correlate, soprattutto nelle donne.

Le linee guida consigliate

Il primo studio ha coinvolto circa 160.000 donne con un’età media di 63 anni, senza storico di ictus, seguite per una durata media di 13 anni. Durante il periodo dello studio sono stati registrati 6.979 casi di ictus tra le partecipanti. Queste donne sono state suddivise in tre categorie: il primo gruppo risiedeva in zone con concentrazioni medie di radon superiori a 4 pc/l; il secondo gruppo in zone con concentrazioni medie comprese tra 2 e 4 pc/l; il terzo gruppo in zone con concentrazioni inferiori a 2 pc/l. Per valutare l’esposizione al radon, gli studiosi hanno collegato gli indirizzi delle residenze ai dati forniti dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA), che suggerisce un limite di 4 picocurie per litro (pc/l) per le concentrazioni medie di radon negli ambienti interni (equivalenti a circa 150 becquerel per metro cubo – Bq/m3).

Aumento del rischio di ictus

Nel gruppo con l’esposizione più elevata al radon si sono registrati 349 casi di ictus ogni 100.000 anni-persona, rispetto ai 343 casi nel gruppo intermedio e ai 333 casi nel gruppo con l’esposizione più bassa. Gli “anni-persona” rappresentano sia il numero di individui coinvolti sia la quantità di tempo trascorsa da ciascun individuo nello studio. Considerando variabili come il fumo, il diabete e l’ipertensione, gli studiosi hanno riscontrato che il gruppo con l’esposizione più alta al radon presentava un aumento del 14% del rischio di ictus rispetto al gruppo meno esposto. Nel gruppo intermedio, invece, il rischio è risultato aumentato del 6%.

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