Le zanzare saranno il prossimo vettore di Pandemia? Intervista con un Biologo

Le zanzare sono da lungo tempo considerate portatrici di malattie potenzialmente pericolose per l’uomo. Malaria, dengue, febbre gialla e Zika sono solo alcune delle patologie trasmesse da queste insetti. Ma potrebbero le zanzare essere responsabili della prossima pandemia?

Il ruolo delle zanzare nelle pandemie

Le zanzare sono vettori di virus e parassiti che possono causare malattie gravi negli esseri umani. La loro capacità di trasmettere agenti patogeni è stata un motivo di preoccupazione per gli esperti di salute pubblica da decenni. Le zanzare possono diffondere virus come il virus del Nilo Occidentale e l’encefalite giapponese, che potrebbero teoricamente causare pandemie se non controllate adeguatamente.

Fattori che favoriscono la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare

La diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare è influenzata da diversi fattori, tra cui il cambiamento climatico, la globalizzazione e la resistenza agli insetticidi. Il riscaldamento globale, ad esempio, potrebbe ampliare l’habitat delle zanzare e consentire la sopravvivenza di specie che in passato non erano presenti in determinate regioni.

Il parere del biologo

In un mondo sempre più interconnesso, con il pianeta colpito dall’urgenza del cambiamento climatico, patologie finora remote rischiano di trovare un ambiente favorevole per diffondersi anche in Europa e quindi in Italia. Per malattie come Dengue o Chikungunya, trasmesse dalle zanzare, “ogni anno notiamo un incremento dei casi autoctoni, con una diffusione locale in aumento durante l’estate.

Alcuni esperti vanno addirittura oltre, ipotizzando che la prossima pandemia potrebbe essere causata da un’infezione veicolata dagli insetti”. La ‘malattia X’, predetta con certezza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (“non è una questione di ‘se’, ma di ‘quando'”), potrebbe dunque derivare da un’infezione portata dalle zanzare.

“Non sono così pessimista, ma questa eventualità è plausibile”, afferma il biologo. Lo spiega Paolo Gabrieli, docente di Zoologia presso l’università Statale di Milano, vincitore di uno dei tre finanziamenti da 150mila euro assegnati dalla Fondazione Inf-Act in collaborazione con la Fondazione Armenise-Harvard, destinati a ricercatori a metà carriera.

L’obiettivo è sostenere progetti trascurati dai finanziamenti alla ricerca. Gabrieli, classe 1983, ha dedicato la sua carriera allo studio delle arbovirosi, malattie umane e animali trasmesse dagli insetti vettori. Il suo progetto premiato mira a sviluppare una nuova tecnica eco-compatibile per controllare la popolazione di zanzare, intervenendo sulla loro riproduzione.

Rispondendo alla domanda se malattie come la Dengue possano diventare endemiche anche in Italia, l’esperto sottolinea che “non dobbiamo cedere al panico. Si tratta di possibilità, ma sono reali”. “Perché queste malattie si diffondano – spiega Gabrieli – è necessario un numero sufficiente di persone infette e di zanzare capaci di trasmetterle.

Le zanzare che trasmettono queste malattie sono presenti in Italia. Non abbiamo registrato casi autoctoni di Dengue e Chikungunya perché non avevamo gli insetti vettori fino a 30 anni fa, ma ora sì: grazie alla zanzara tigre, specie invasiva ormai presente in Italia, la trasmissione locale è possibile.

Con il grande movimento di persone, viaggi internazionali e il ritorno con l’infezione, una zanzara può pungere una persona infetta e diffondere la malattia. L’attenzione è alta sull’epidemia di Dengue in Brasile, un paese vasto e turistico, con un alto rischio di importazione di casi infetti”.

Gabrieli sottolinea che “molti casi di Dengue potrebbero essere non segnalati, poiché solo il 10% circa degli infettati sviluppa sintomi. Gli oltre 80 casi autoctoni segnalati in Italia potrebbero essere almeno 500. È difficile controllare coloro che portano l’infezione in Italia, dato che non è possibile fare screening a tutti i viaggiatori”.

Sulla possibilità di un ritorno della malaria in Italia, Gabrieli osserva che “viviamo in una condizione di ‘anofelismo senza malaria’: abbiamo le zanzare, ma non la malattia”.

“Fino agli anni ’60 – ricorda Gabrieli – l’Italia era malarica. Oggi le specie di zanzare che trasmettono la malaria sono presenti in Italia, ma l’ambiente è cambiato. Anche se le zanzare ‘giuste’ sono presenti, fortunatamente non ci sono le condizioni per il ciclo di trasmissione della malaria.

Attualmente, ci sono solo casi importati o ‘da aeroporto’, ma al momento non sembra esserci la possibilità di un ritorno dell’infezione nel paese”. “È essenziale mantenere basse le popolazioni di anofele italiane – rassicura Gabrieli – ma su questo sono ottimista”.

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